Sono i cittadini con senso civico quelli che ogni giorno salvano l’Italia. Resilienti, non si arrendono a un Paese in declino dando l’esempio e un futuro ai nostri figli.

Fino a qualche decennio fa la parola resiliente era utilizzata tipicamente in ambito tecnologico dove serve a indicare la cosiddetta resistenza a rottura di un materiale e la sua capacità di ritornare alla forma che aveva prima di essere piegato. Oggi “sfogliando” online l’enciclopedia Treccani possiamo scoprire che l’aggettivo, grazie a una metafora davvero efficace, viene “riferito a persona, che oppone resistenza, che si difende con forza. Psicologicamente capace di reagire di fronte a traumi, difficoltà“. Oggi quindi resilienza è una parola che è diventata anche l’esaltazione della capacità umana di reagire con spirito positivo a qualcosa di negativo, così tanto da dimostrare una forza tale con cui “superare il momento” e, al limite estremo, opporsi agli eventi avversi con un “mi piego ma non mi spezzo”. Per esempio alle conseguenze di un incidente stradale, a un lutto, alla paura e allo stress conseguenza di un forte terremoto, o alla perdita di una casa per una alluvione o una frana, o a una forte depressione per la fine di un amore che ci ha pervaso la vita e che poi ci ha abbandonati. E resilienza è di fatto una parola che va sempre più di moda, e che viene sempre di più utilizzata nei contesti sociali, oltre che in quelli strettamente psicologici: da qualche parte l’abbiamo sentita nominare, non ci è completamente estranea. Moltissimi poi la sperimentano in prima persona, la applicano in maniera inconsapevole, testimoni del “reagire facendo qualcosa” che è parte della storia dell’Umanità, grazie alla quale donne e uomini che percorrono la storia cadono e si rialzano per riprendere il cammino in un mondo dove, volenti o nolenti, le lancette del tempo continuano a scorrere in avanti e non ci si può fermare. E non serve piangersi addosso: è meglio rimboccarsi le mani e andare avanti guardando al futuro.

E noi del Movimento Resiliente da tempo “reagiamo facendo qualcosa” senza piangerci addosso. Noi siamo sempre esistiti. Siamo tutti nel tessuto sociale. Altruisti. Gratuiti. Veri. Ci rimbocchiamo le maniche perché se l’Italia per molti, troppi, “purtroppo è così”, noi guardiamo al futuro non con speranza, perché “non vogliamo morire disperati”, ma consapevoli che lì, nei luoghi fisici e problemi astratti dove il Cittadino in prima persona ha deciso di metterci la faccia, il mondo è cambiato. L’Italia si è evoluta in positivo. Soprattutto quando le Istituzioni aperte e intelligenti hanno saputo accogliere e sostenere questi moti civici al meglio perché oramai lo sanno tutti, anche i muri, che se l’Italia sta forse grattando il fondo non è più importante capire “per colpa di chi”, ma essere tutti uniti per recuperare il terreno perduto, quindi il futuro sottratto ai nostri figli.

Perché sappiamo che il Cittadino attivo cambia il mondo? Perché ogni volta che ci siamo costituiti in Comitati, in Associazioni, e in generale in organizzazioni di volontariato spontanee, senza interessi personali, le prospettive di rilancio del Paese sono mutate. Le menti sono mutate. I modi di pensare. Il tema dell’immondizia non raccolta per le strade di Roma e di altre città “difficili” è stato affrontato con una visione più ampia, i giardini e parchi sono stati presi in cura da donne e uomini che nulla chiedono in cambio, che affrontano anche con spirito di servizio il problema delle buche stradali che uccidono i motociclisti, o gli attraversamenti pedonali pericolosi, la povertà, la violenza e sicurezza dei quartieri, il problema degli emarginati, degli animali abbandonati, degli alberi mal potati e non curati che uccidono, delle scritte vandaliche e degli adesivi sui muri e delle strade mal ripulite. Uomini e donne che in quelle scuole non presidiate dalle autorità ci mandano nonni e nonne, padri e madri, per aiutare i bambini ad attraversare in sicurezza. Che si passano la voce per mettere in sicurezza i quartieri e le strade. Siamo i cervelli in fuga che cercano di mantenere viva la fiamma per poi regalarla anche al proprio Paese. Siamo gli imprenditori sensibili che hanno a cuore i dipendenti. E siamo i dipendenti che hanno a cuore i propri datori di lavoro. Siamo quelli che si occupano della vita reale cercando sponsor e che vanno con la mano protesa per chiedere i soldi per comprare i giochi per i parchi pubblici, per chiedere vestiti per le case famiglia, cibo per chi non riesce ad averne. O più semplicemente siamo quelli che hanno voglia di scambiare anche solo quattro chiacchiere con chi si sente solo.

Noi siamo l’Italia che va oltre i problemi dell’Italia. Siamo ovunque. Siamo milioni. Siamo il Paese che cerca di andare avanti ogni giorno lavorando al sostegno di ciò che verrà. Consapevoli, però, che la nostra nazione è la Terra e la nostra nazionalità l’Umanità.

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